giovedì 1 giugno 2017

Gustave Flaubert







CATALOGO DELLE IDEE CHIC


Apologia della schiavitù.

Della notte di San Bartolomeo.

Deridere gli esperti.

Deridere gli studi classici.

Dire a proposito di un grande uomo: « È ridicolmente sopravvalutato! ». Tutti i grandi uomini sono sopravvalutati. Di grandi uomini non ce ne sono, peraltro.

Ammirare de Maistre.

Idem Veuillot.

Idem Stendhal.

Idem Proudhon.

Superficiali conoscenze scientifiche di Voltaire.

Mirabeau, nessun talento. Invece suo padre (che nessuno ha letto), oh!
Var.: Invece suo padre! E si cita una frase: « Povero uccello spaventato tra quattro torrette ».

Raffaello, nessun talento.

Molière, tappezziere delle lettere.

Charron, molto superiore a Montaigne.

Musset, molto superiore a Hugo.

Rabelais infangatore dell’umanità (Lamartine).

Omero: non è mai esistito.

Shakespeare: non è mai esistito, è stato Bacone a scrivere i suoi drammi.

Idea chic. « È massimamente evidente che le società europee di cultura altro non sono che pubbliche scuole di menzogna, e sicuramente vi sono più errori nell’Accademia delle Scienze che in tutta una nazione di Uroni » (J.-J. Rousseau, Emilio, III).


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In Dizionario dei luoghi comuni, prefazione e traduzione di J. Rodolfo Wilcock, Adelphi, Milano 1980, pp. 129-130. 

lunedì 1 maggio 2017

Georges Perec







Bisogna procedere più lentamente, quasi stupidamente. Sforzarsi di scrivere cose prive d’interesse, quelle più ovvie, più comuni, più scialbe.

La strada: cercare di descrivere la strada, di cosa è fatta, a cosa serve. La gente nelle strade. Le macchine. Che tipo di macchine? I palazzi: notare che sono piuttosto confortevoli, piuttosto ricchi; distinguere i palazzi d’abitazione dagli edifici pubblici.
I negozi. Cosa si vende nei negozi? Non ci sono negozi d’alimentari. Ah, sì, c’è una panetteria. Chiedersi dove la gente del quartiere fa la spesa.
I bar. Quanti bar ci sono? Uno, due, tre, quattro. Perché aver scelto questo? Perché lo si conosce, perché è al sole, perché è un bar-tabacchi. Gli altri negozi: antiquari, abbigliamento, Hi-Fi, ecc. Non dire, non scrivere «ecc.». Sforzarsi di esaurire l’argomento, anche se sembra grottesco, o futile, o stupido. Non si è ancora guardato nulla, si è solo scoperto quanto era già stato scoperto da tempo.

Costringersi a vedere più piattamente.

Percepire un ritmo: il passaggio delle macchine: le macchine arrivano a gruppi perché, più su o più giù nella strada, sono state fermate da qualche semaforo.
Contare le macchine.
Guardare le targhe delle macchine. Distinguere le macchine immatricolate a Parigi dalle altre.
Notare l’assenza di taxi, mentre, per l’appunto, sembra che parecchie persone ne stanno aspettando uno.

Leggere quanto è scritto nella strada: colonne Morris, edicole, manifesti, cartelli stradali, graffiti, dépliant gettati per terra, insegne dei negozi.

Bellezza delle donne.
Vanno di moda i tacchi troppo alti.



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Da Specie di spazi, traduzione di Roberta Delbono, Bollati Boringhieri, Torino 2016, pp. 62-63.

sabato 1 aprile 2017

Blaise Cendrars







Oggi è il giorno del tuo Nome, Signore,
Ho letto in un vecchio libro le gesta della tua Passione,

E la tua angoscia e i tuoi travagli e le tue buone parole
Sono le lacrime di quel libro, dolcemente monotone.

Un monaco di un altro tempo mi parla della tua morte.
Tracciava la tua storia con lettere d’oro

In un messale posato sulle ginocchia.
Piamente lavorava ispirandosi a Te.

Seduto con la sua veste bianca, dietro l’altare,
Lentamente lavorava dal lunedì alla domenica.

Le ore si fermavano al limitare del suo eremo.
Chinato sulla tua immagine, lui si dimenticava di tutto.

A vespro, quando salmodiavano le campane,
Il buon frate non sapeva se era il suo amore

O se era il Tuo, Signore, o il Padre tuo
A bussare a gran colpi alle porte del monastero.

Sono come quel buon monaco, stasera, mi sento inquieto.
Nella stanza accanto, un essere triste e muto

Aspetta dietro la porta, aspetta che io lo chiami!
Sei Tu, è Dio, sono io – è l’Eterno.


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Dal poemetto Pasqua a New York, in Poesie, a cura di Luciano Erba, Nuova Accademia Editrice, Milano 1961, pp. 47-48, testo originale p. 179.

venerdì 3 marzo 2017

Blaise Cendrars







Menù


I

Fegato di tartaruga verde trifolato
Aragosta alla messicana
Fagiano della Florida
Iguana in salsa caribba
Gombos e germogli di palma arec

II

Salmone del Rio Rosso
Prosciutto d’orso del Canada
Rosbif delle praterie del Minnesota
Anguille affumicate
Pomodori di San Francisco
Birra inglese e vini californiani

III

Salmone di Winnipeg
Prosciutto di montone alla scozzese
Patate Royal-Canada
Vecchi vini francesi

IV

Ostriche di Kankal
Insalata di gamberi e cuori di sedano
Lumache francesi vanigliate
Pollo del Kentuchy
Desserts caffè whisky canadese

V

Pinne di pescecane in salamoia
Cuccioli nati-morti al miele
Vino di riso alla violetta
Crema di bozzoli
Lombrichi salati e acquavite di Kawa
Marmellata di alghe di mare

VI

Manzo in scatola di Chicago e salumi tedeschi
Aragosta
Ananas goyaves nespole del Giappone noci di cocco
     manghi mele alla crema
Frutti dell’albero del pane al forno

VII

Zuppa di tartaruga
Ostriche fritte
Piedino d’orso trifolato
Aragosta alla giavanese

VIII

Guazzetto di gamberi di fiume al pimento
Maiale di latte con contorno di banane fritte
Istrice al ravensara
Frutta

in viaggio 1887-1923


.................................................................................................................................................................. Da Poesie, a cura di Luciano Erba, Nuova Accademia Editrice, Milano 1961, pp. 133-135, testo originale pp. 231-232.

mercoledì 1 marzo 2017

Kamen'







«Con il numero 50 (Gennaio 2017), della Rivista Internazionale di Poesia e Filosofia «Kamen’», nata nel 1991 per iniziativa di alcuni autori e studiosi, che intendevano contribuire ad un rinnovamento della cultura italiana e contrastarne il decadimento, originato dall’abbandono sempre più evidente dell’alta cultura, si entra nel ventiseiesimo anno di vita di un progetto, inteso in senso forte, che è stato dedicato principalmente allo scavo delle tradizioni della cultura europea ed italiana proiettate in tale dimensione, ma che, nel contempo, si è aperto via via alla Weltliteratur
    Queste le prime parole dell’articolo che apre il n° 50 di «Kamen’», intitolato appunto Venticinque anni di lavoro, che non sono davvero pochi. L’articolo si chiude con un toccante ricordo: «Questo cinquantesimo numero è dedicato alla memoria dei nostri redattori scomparsi, senza i quali la rivista non sarebbe quella che è: a Daniela Cremona, a Birgitta Trotzig, a Luigi Commissari.»
     La dedica è ovviamente del Direttore responsabile Amedeo Anelli e dell’attuale Comitato Scientifico e di Redazione, costituito dallo stesso Anelli, Gianni D’Amo, Angelo Genovesi, Christine Koschel, Daniela Marcheschi, Luisa Marinho Antunes, Stefania Sini, Richard H. Weisberg.
     A me non resta che complimentarmi con tutti loro per l’impeccabile lavoro sin qui condotto, e augurare lunga vita a «Kamen’».


g. z.

mercoledì 1 febbraio 2017

g. z.







Neri-Via provinciale


Alla smania di certa critica, di scervellarsi a cercar parentele e d’etichettare sempre e comunque tutti, nessuno escluso, non è sfuggito, va da sé, neppure un non classificabile per eccellenza come Giampiero Neri.
Remo Pagnanelli, nel 1987, in un saggio che resta a mio avviso insuperato, già osservava che «Il critico-lettore a contatto con la scrittura di Neri rischia delle grame figure, poiché la sua stesura, pur non sottesa da una strategia conscia di depistamento, continuamente nasconde e vela (avrebbe detto Freud) il profondo nella superficie», ma evidentemente quel saggio non tutti lo hanno letto.
Mi sento di poter aggiungere, a integrazione di quanto diceva Pagnanelli, che «la stesura» può estendersi persino allo pseudonimo, al nome d’arte “Giampiero Neri” con cui Gianpietro Pontiggia, non certo per distrazione, si firma da sempre.
Peraltro Neri non ha alle spalle una lunghissima carriera, avendo egli pubblicato L’aspetto occidentale del vestito, il primo libro, all’età di 49 anni, il secondo, Liceo, a 55, il terzo, Dallo stesso luogo, a 65. E se non è mai facile capire tutto e subito, tanto meno lo è quando l’autore si presenta maturo, con già delle buone carte in mano, nel qual caso la prudenza è d’obbligo, conviene attendere il riscontro di qualche sua mossa in più prima di parlare.
Gli appellativi fuorvianti, dicevo all’inizio, sono diversi, alcuni vengono puntualmente ripresi e pigramente ripetuti per un libro come per l’altro ma insomma, sintetizzando, si va dalla riesumazione del titolo nobiliare di “maestro in ombra”, coniato ad hoc da Pasolini per poeti come Rebora o Sbarbaro o Palazzeschi, che nel «particolare momento che costituisce il passaggio dal vocianesimo al rondismo» finirono, volenti o nolenti, «col restare indietro, al margine», perciò da una formula che torna inappuntabile se applicata a quei maestri ma priva di qualsiasi fondamento se riferita al nostro (e sì che basterebbe piuttosto dare una rapida occhiata alla bibliografia critica che lo riguarda per accorgersi che “in ombra” Neri non è mai veramente stato, che la stampa più accreditata non ha tardato molto a considerarne il valore, né la grossa editoria) fino alla nomea di “poeta irregolare” (come se una regola precisa in poesia esistesse…). Non mi dilungo oltre.  
Via provinciale ci riconduce alla realtà dei fatti, ossia delle pagine scritte che sono, una volta di più, inconfondibilmente sue, di uno scrittore fedele alla sua idea di scrittura, che si vuole educata, asciutta e severa, fedele ai suoi temi e tempi e, nella fattispecie, dopo Paesaggi inospiti, ancora già dal titolo del libro, fedele ai suoi luoghi. Sembra quasi di vederla, quella Via, di esserci già passati, a chi conosca un po’ la Brianza, inerpicarsi o discendere tra le montagne nei dintorni di Como, di Canzo, dei laghi di gaddiana memoria, di Erba in cui Giampiero Neri è nato, a tutt’oggi abituale riparo estivo del vecchio scrittore dalla calura e dai traffici della metropoli lombarda.
Una sua prosa del 1996, intitolata Informazione e lavoro in poesia, prendeva avvio da un altro titolo, di Tolstoj, Chi deve imparare a scrivere e da chi, se i ragazzi di campagna da noi, o noi dai ragazzi di campagna. Più di tante attribuzioni suggestive ma assai poco realistiche, questo ultimo «lavoro in poesia» di Neri ci viene a dire che si può essere “centrali” anche restando in periferia, che da lontano, tante volte, si vede meglio.


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Giampiero Neri, Via provinciale, Garzanti, Milano 2017. 

domenica 1 gennaio 2017

Nino Iacovella







da Il bianco della pagina

Amo il giorno che sopravvive alla sua abitudine
di nascere e morire,
l'autunno che affiora da una pagina bianca,
e questo vento che riempie i vuoti del silenzio,
mentre noi siamo e seguiamo la strada


da Lande

Guardiamo il cielo aprirsi sul nostro tremore,
la nudità del paesaggio che chiama in rassegna
uccelli disorientati in un spazio vuoto

Nel freddo siamo la  carne che rimpolpa
le mascelle della terra

L’acqua del fiume in cerca della foce
scivola nell’ordine della natura,
l’unica direzione che la pianura sa dare

***

Rimase a osservare la quiete,
il bicchiere di vino in tavola
come un punto dove tracciare
la linea curva dei ricordi 

La finestra aperta al tempo
era un contorno disperso
nella sconfinata distesa dei campi

Nell'aratura scavava il giorno
che non voleva morire,
anche se la terra nel profondo
era già toccata nella carne viva,
con il freddo che a breve
avrebbe riportato il buio a casa

***

Siamo ai lati del viaggio, luci sfocate,
la pioggia che ha seminato il diluvio
sugli argini della strada

Lo sguardo raccoglie gli alberi sporadici,
le abitazioni sperdute,
l'acqua rimasta a sfamare i campi

Tra le radici di materia e memoria
siamo il dettaglio
che infrange la natura morta,
fuori da questo dipinto

***

Il vento spinge lontano le parole
di voci che chiamano in solitudine
i nomi dimenticati

Qualcuno si è perso lungo il fiume,
ma nel tempo s'impara che tutto torna
dalla porta di una preghiera

Domani l'alba sfiorerà gli insonni
baciando ancora sulla loro bocca un respiro

Sarà come farli riemergere da un sogno,
vederli nuotare sul limite che li tiene a galla,
come fosse la linea di superficie dell'acqua
come fosse l'orizzonte di questa pianura